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DALLA TRASFERTA IN UNGHERIA - 03 novembre 2013 - di Fróman Gábor Caro Maestro, Signore, Caro Amico, Gianluca! Persone simpatiche! Lo svolgimento di un elevato livello di formazione musicale, un sacco di esercizio fisico, e si è sicuri di avere successo. In cattedrale a Szeged, tutti mi hanno parlato con molta ammirazione della vostra performance. Vi auguro buona fortuna, buona salute e tante piacevoli ore da trascarrere con vostro maestro e tra di voi. È stato davvero divertente ed è stato bello trascorrere il weekend insieme a voi. Congratulazioni!
Vi auguro buon lavoro: Maggiore Fróman Gábor Vicepresidente della MATASZ

DALLA TRASFERTA IN UNGHERIA - 03 novembre 2013 - di Jeno Palotai Persone simpatiche gli italiani! Quando penso a voi mi vengono in mente solo buoni sentimenti e davvero bei ricordi! Sono davvero contento del nostro incontro e spero che le relazioni possano continuare in futuro per costruire così una buona e solida amicizia. Il vostro cantare ha ottenuto molto successo! C’è stata una bella eco della regione, molte persone mi hanno chiamato congratulandosi, e ho ricevuto molti complimenti dalle persone che vi hanno visto e ascoltato! Negli ambienti ufficiali l’atteggiamento molto positivo nei vostri confronti! Ti ringrazio per il tuo bellissimo spettacolo! Auguro buona fortuna a te e all'intero coro! Con i miei più cari saluti, Colonnello Jeno Palotai Presidente della MATASZ

DALLA TRASFERTA IN BELGIO - 28 aprile 2012 - di Virginie Van Bochel Ciao Gianluca, E'stato davvero un piacere di accogliervi nel nostro bel paese e a Liegi! Il concerto è stato davvero molto toccante! Scusa per le condizioni meteorologiche che come al solito hanno fatto capricci!! ;-) A Molto presto! Tutti i migliori auguri!

DALLA TRASFERTA IN BELGIO - 28 aprile 2012 - Nadia Jaradia Caro Gianluca, il concerto è stato fantastico! La tua musica è bella e serena, è un piacere ascoltarti! Si condivide la tua passione per la musica con il cuore! Grazie per questo grande concerto!

DALLA TRASFERTA IN BELGIO - 28 aprile 2012 - Nelly Pin Ecco le mie impressioni e quelle che molti mi hanno trasmesso (mi scuso per l'italiano, grazie di correggere). Credo che se bisognava riassumere in una sola parola l'impressione del coro "Elan Vocal" e degli spettatori in ciò che riguarda la prestazione di "Voci del Bosco" sarebbe "perfetto". Le due parti separate hanno permesso ad ogni coro di apprezzare le prestazioni di cadauno e di potere misurare la qualità e la maestria tecnica di ciascuno. La scelta delle partiture ha fatto che la diversità dei canti permetta di soddisfare l'insieme del pubblico, molto numerosi, così come dei coristi. Voci del Bosco ha saputo, con il calore delle loro voci, a commuoverci publico e i coristi del Elan Vocal. Tutti sono stati entusiasmati particolarmente dai canti che i due cori hanno ripreso insieme particolarmente "Signore delle Cime", "Nabucco" e "Stagioni di pace". Certi spettatori hanno cantato questi due canti che ricordano certamente la loro Italia natale e qualcuno ha pianto. Infine, la reazione del pubblico, che non è ad ogni concerto, che si è lasciata ad una "standing ovation", è la prova dell'entusiasmo che Voci del Bosco hanno suscitato. Tutto l'Elan Vocal ha sentito il calore e l'amicizia dei coristi delle "Voci del Bosco" e spera sinceramente che si potrà rifare questo scambio e che quando le "Voci del Bosco" torneranno in Belgio, potranno rimanere più a lungo. Carissimi saluti!

DAL 30° DEL CORO "LA PINETA" - 23 ottobre 2011 - Francesco Gheza Ascoltare voci di uomini che cantano assieme e che assieme esprimono la rotondità profonda del pensiero di un'anima è sempre un'avventura piena di fascino. Ma se questi uomini cantano poesie in musica, allora la percezione del tempo, la dimensione delle cose, la lunghezza dei pensieri si snodano senza limiti, gli spazi diventano tutto e tutto diventa spazio. Cantare, per l'anima umana, è la preghiera più alta del cuore: canta la mamma al suo piccolo, canta il giovane innamorato, canta il vecchio sereno, canta la gioia quando è dentro nelle fibre della vita. Se questi uomini che cantano assieme sanno trasmettere qualcosa del genere, allora si può ben dire che fanno poesia e che questa poesia un poco è anche amore e che tutto diventa un poco più vita. E forse anche preghiera. Su questo percorso, dentro i loro sentieri, stanno quelli che si chiamano "Voci del Bosco" da Giàvera del Montello, ai quali Gianluca Valle ha trasmesso questo messaggio, percorrendo insieme questo sentiero ricco d'ombre e profumi, in ascolto dei battiti dei pettirossi e delle biscrome allegre. Gianluca per le "sue" Voci scrive tutto: dalle parole di poesia alle note che le rendono leggere e libere nell'aria, ai gesti che le accompagnano fino alla severa, necessaria educazione al canto. Ché, diversamente, non sarebbe né poesia né canto né altro. E cantano così, quelli delle Voci del Bosco di Giàvera: cantano sentendo il senso del battito d'ali del pettirosso e l'allegria piccola degli scriccioli che non possono essere disturbati nel loro leggero gorgheggiare. Cantano muovendosi nel tempo per cercare il suono della vita, il senso del canto poetico, il ritmo di voci e anime. Lo si sente oggi più di ieri, da quando il coro ha accettato la sfida di Gianluca, che ha portato i suoi del "Bosco" e crescere e diventare leggeri come ali nel vento sopra il Montello. Ali che cantano la gioia di essere libere, frullando musiche nei suoni lontani delle Alpi e del Mare....

DAL 30° DEL CORO "LA PINETA" - 23 ottobre 2011 - Ivan Durigan E in una sera d'autunno dove le foglie arrossiscono e tremano carezzate dalle pungenti brezze sospinte dalla cima dell'Adamello, in lontananza si odono gli echi della valle che cantano e raccontano i sogni di bambini, la speranza e la bellezza dell'amicizia: un sentimento sincero che accudito con passione renderà sempre vivace l'arcobaleno nelle nostre vite. Un grazie sincero x la bellisima serata e per il grande dono che ci avete fatto.

DAL 30° DEL CORO VALLECAMONICA - 25 settembre 2010 - Francesco Gheza Che dire di un Coro che canta il bosco, le betulle, la sera, l'allegria leggera delle foglie bagnate dalla pioggia, il sogno del vento che spazza le nuvole e rassicura il cuculo, che fa da bordone ai grilli e che accarezza i sogni dei bambini? Che dire di chi canta "Stagioni di pace", pensando che oggi quella pace è nelle mani di tutti, donne e uomini, bambini e vecchi, che stanno per venire al mondo e che questo mondo lo hanno già lasciato? Che dire di chi crede nel valore taumaturgico del canto che diventa pensiero, che si fa sostanza di cuore e che attraversa i giorni, i lavori, le mani callose, le lunghe vendemmie del Montello, i respiri del mare che giunge a sfiorare i contrafforti sotto gli alti monti che si fanno pieni delle allegre risate che allontanano i neri pensieri? Già: che dire. O meglio: "se" è il caso di dire. O piuttosto, che non sia tutto da ascoltare e meditare, ripensare assieme e rimodulare le note di questo dolce cantare, pulito e intenso, generoso e fanciullo, maturo e senza rughe sulla fronte. Un coro, quello che esce dal bosco di Giavera, dalle sue colline profumate di funghi e licheni nostrani e fragole per volpi golose; rughe di terra ormai sacra alla memoria della Patria, rossa di bacche e scure di umori intensi dell'autunno, o verdissima del fogliame dai mille e mille colori della primavera, silenziosa e stupita nel rigore dell'inverno e calda di messi e frutti segreti nelle calure agostane della piana che sfonda a Treviso e dilaga lontano. Un coro che esce dal bosco e che ne fa udire la voce, come di donna o d'innamorato, come di fanciulla o di vecchio sereno, come di madre che culla sulla zana di legno mentre cuce silenziosa i teneri panni dei suoi di casa. Un coro che "è" anche un poco la voce del bosco e che lo incarna, lo rappresenta, lo risuona ovunque, dalle sere passate a studiare e ripetere con attenta pazienza la linea che Gianluca, l'uomo che viene dalle durezze del Carso, vuole con loro, per loro, da loro. Voci: non una; voci, tante e belle, forti e pulite, dai tanti anni e dalla freschezza della primavera di chi ha ancora tutto un cammino davanti agli occhi e alle speranze. "Voci" e "Bosco", voci che lì stanno e che da lì escono, come il cuculo quando intona la sua gioia per il bello che viene dopo ogni slavata di acque rabbiose dei monti. "Voci del bosco", allora: quelle di Giavera del Montello che Gianluca Valle porta per il mondo, facendole risuonare di canti meditati per loro e con loro partoriti la prima volta. Voci che tornano all'antica marca trevigiana non appena finito di cantare, perché lì trovano la loro forza e la ragione del canto che si fa vita, ogni giorno, nelle fabbriche operose, nelle cascine e nei campi, nelle case dove regna la cantata della lingua che da sola è canto e melodia lunga. "Voci del bosco" cantate e raccontate da tanti uomini che non vogliono che muoia la speranza, come i boccioli della vita, come le mani degli amici attenti e sicuri, come l'amore che è dappertutto. "Voci del bosco", voci di coro che è anche amore.

DALLA RASSEGNA DEL DECENNALE - 15 maggio 2010 - di Elena Gallina Non è stata solo una rassegna di cori alpini quella che si è svolta sabato sera presso la palestra comunale di Giavera del Montello, quanto piuttosto un incontro tra vecchi amici. L'atmosfera della serata tradiva, infatti, il profondo legame d'amicizia che lega i quattro gruppi canori che si sono esibiti: le "Voci del Bosco" di Giavera, le "Voci Amiche" di Treviso, il coro "Glemonensis" di Gemona e il coro "Valle Camonica" di Boario Terme. Ad aprire la manifestazione sono stati proprio i padroni di casa, freschi dei festeggiamenti per il loro decimo anniversario d'attività. Sotto la direzione leggiadra del maestro Gianluca Valle, le "Voci del Bosco" hanno poeticamente raccontato di stagioni e di fiori, di cielo e di colori. Di Montello, insomma, concludendo l'esibizione con la bellissima "Il bosco delle fate". Con la sua impronta più classicamente alpina, è toccato poi al coro trevigiano "Voci amiche", diretto da Giovanni Doro, farci tornare indietro nel tempo per raccontarci la semplicità della vita di allora e per cantarci l'intensità dell'amore. Dal Friuli è giunto il coro "Glemonensis", da una terra di terremoto e di gente operosa e di poche parole che questo gruppo di alpini, vecchio di trentaquattro anni, ha cantato utilizzando la lingua originale, il friulano, riempendo l'aria di dolcezza, di vivacità e di preghiera. La rassegna si è conclusa con qualcosa di "sacro", ovvero la presenza di una voce intensa, intensa come la storia della terra da cui proviene: è la voce del coro della Valle Camonica, diretto dal maestro Francesco Gheza. I brani eseguiti hanno narrato, attraverso commoventi melodie, la tragicità della guerra, la sacralità di montagne, come l'Adamello, che hanno dato sepoltura a chi, tra le rocce, andava a combattere, e il drammatico destino di tutti quei paesini che, dopo aver dovuto salutare per sempre tanti giovani uomini, cercavano di trovare nella semplcità della vita di tutti i giorni le ragioni per non smettere mai di cantare. Serate come quella di sabato servono a farci capire come ogni più piccola cosa, ogni evento, dal più grande al più insignificante, ogni quotidiano gesto, anche il più banale, attraverso un'armonia di voci può tramutarsi in emozione, può trasformarsi in musica che unisce i cuori e può diventare, in definitiva, pura poesia.

DALLA TRASFERTA IN SVIZZERA - 25 ottobre 2009 - di Maria Carolina Liguori Nell'ambito delle celebrazioni della Settimana della lingua italiana, importante appuntamento socio-culturale per la Rete diplomatico-consolare, giunta alla nona edizione, il Consolato Generale d'Italia in Lugano ha inteso avvalersi della presenza delle "Voci del Bosco" di Giavera del Montello (TV). L'imponente manifestazione, che si tiene sotto l' Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed in collaborazione di prestigiose presenze, quale quella dell' Accademia della Crusca, persegue la vivezza della conoscenza della lingua e della cultura italiana nel mondo, affidando, di anno in anno, un tema alle Rappresentanze diplomatico-consolari, che, nell'accomunarle nella riflessione, consenta ad ognuna di "dimostrare" attraverso ogni forma di evento o di manifestazione ed avvalendosi di protagonisti del mondo culturale italiano, la vitalità e la propositività del mondo artistitico-culturale italiano. Il tema proposto per il 2009 è stato quello dell'"italiano tra arte, scienza e tecnologia". Il percorso tenuto dal Consolato Generale in Lugano si è avviato attraverso un ciclo di conferenze a carattere piu' squisitamente tecnico, per sfociare nella mattinata finale, affidata appunto alle "Voci del Bosco", che realizzasse un connubio perfetto tra scienza ed arte. Si è voluto dimostrare, grazie alla innegabile godibilità della maestria di questo coro, come la stessa spontaneità del canto, aperta a recepire le voci della natura ed affinata attraverso una laboriosa tecnica musicale, sapesse coniugare tecnica ed arte. Inoltre, facendo scorrere alle spalle del canto immagini della ricostruzione artistica felicemente riuscita dopo i tragici eventi del terremoto in Friuli del 1976, si è voluto lanciare un canto di speranza, di gloria e di trionfo sul dolore inconsolabile di una catastrofe, che solo nella sublimazione dell'arte puo' trovare conforto. Le voci mirabili del Coro hanno costituito, cosi', un monito di avvenire possibile per quanti soffrono, ed un pensiero è andato all'Abruzzo ed al Messinese, per la purezza del linguaggio musicale, per la fatica della preparazione vocale, per la sublimità della costruzione scenica.

DAL CONCERTO DI PRIMAVERA 2008 di Bepi De Marzi Mi piace come siete e mi piace molto anche il perché del vostro cantare. Questo è un tempo senza motivazioni, quasi senza ragioni. Ma voi cercate nella poesia della sera il fremito delle stelle. E fate il girotondo nel bosco, come i folletti delle fiabe. Bravo, Gianluca, bravo: tu sorridi alla musica nella sincerità dei buoni. Scrivi, inventi, canti e fai cantare. Bravo. Ma intorno, lo sai, lo sapete bene, c'è l'insofferenza di questo nostro Veneto così mutato, così irriconoscibile, così ansioso e tormentato dalla fretta, dall'ambizione, dall'ipocrisia. Nei cuori della nostra gente hanno voluto inserire il dubbio e la paura. Così abbiamo dimenticato anche i proverbi dei nostri Padri, come questo: "El foresto ne deve recordar che in giro pal mondo semo stai foresti anca nualtri". Stasera cantate in chiesa. E la chiesa è il luogo dell'armonia, della speranza, il luogo delle braccia aperte ai viandanti del mondo. Complimenti al parroco sensibile e coraggioso. Non tutti i preti sono disponibili alle confidenze dei semplici, dei generosi. Voi, amici, sapete che sono con voi, ora, a tremare di passione corale. Grazie. Vostro Bepi.

DAL CONCERTO DI PRIMAVERA 2008 di Marco Màiero Com'è bello il rinnovarsi delle stagioni e com'è bello il rinnovarsi delle tradizioni nella voce di un coro che, anno dopo anno, ridisegna le emozioni più serene per cantare la pace. Continua a pulsare l'energia di questa storia d'amici e di suoni, la storia delle Voci del bosco e del maestro Gianluca che condividono la novità dei loro sogni e i canti di terre più o meno lontane. Mi sento anch'io con voi, questa sera, col ricordo limpido e intenso del giugno di due anni fa quando cantammo insieme e si consolidò l'amicizia e volarono alte le note più innamorate. Buona serata, buona primavera, lontano almeno un po' dalle tristezze insensate e continuamente, sadicamente declamate e, piuttosto, immersi nella solida e rassicurante armonia di voci sincere che fanno capire che c'è ancora del buono in noi.

DAL CONCERTO DI GORIZIA - 29 settembre 2007 - di Bepi De Marzi Caro Gianluca, ecco un breve pensiero. Mi stupisce sempre più, questo coro che intenerisce il presente e prepara un futuro di speranza. È la poesia che avevamo perduto, la poesia che ritorna giorno dopo giorno al disopra delle divisioni e delle tensioni che fino a oggi hanno confuso la terra veneta fino al mare. Grazie, Gianluca, e grazie alle tue Voci del Bosco.

DARFO - 26 settembre 2007 - di Francesco Gheza Cori alpini e amicizia nel canto: ecco un binomio spesso predicato e quasi mai attuato. Si dice che il confronto aiuta, che l'incontro arricchisce, che l'interscambio è proficuo. In realtà non avviene (quasi mai) così: ogni coro mantiene la sua logica, continua il suo repertorio, canta come può e come ha imparato, non c'è approfondimento tematico, non c'è voglia di "imparare" di "sapere", di "entrare nel clima" dell'altro soggetto musicale. Per parte nostra, abbiamo combattuto (con successo) una civile battaglia contro le rassegne corali, vera e propria ammucchiata di cori che non riescono a dire e a dare nulla. Non ci siamo, non vi partecipiamo, non le organizziamo, non le vogliamo. Mentre percorriamo la strada dell'ascolto attento, efficace, profondo e intuitivo di altri cori: uno per volta, con tutto il suo repertorio. E' successo così - e ne siamo fieri di averlo voluto - con il Coro "Voci del Bosco" di Giàvera del Montello, paese di fronte al quale il capo si deve inchinare nel ricordo commosso del sacrificio di tanti per costruire una Patria libera e unita. Il Coro "Voci del Bosco" appartiene alla schiera dei cori polifonici a voci pari, che cantano il repertorio popolare della montagna, degli Alpini e della tradizione italiana. Ma questo ha un qualcosa in più: canta anche le composizioni di Gianluca Valle e dei grandi compositori del Triveneto. Un Coro con il quale è nata, per caso, un'amicizia. Se dobbiamo dire da dove, un poco ci vergogniamo. Ma tant'è: la verità aiuta a capire che, sotto le apparenze, ci sono fiori profumati. Il giorno dell'Immacolata del 2004 venne a trovarci a Darfo (Vallecamonica, provincia di Brescia), Gianluca Valle: assistette al canto della Messa dell'Immacolata (canti alpini per la festa della Madre di Dio) e alla fine, con umiltà e un poco di imbarazzo, ci propose un suo lavoro. Si trattava di "Preghiera della sera": ci chiese di guardarlo e di dirgli la nostra opinione. Quel canto rimase un poco sordo tra le muffe della comodità dei Cori, spesso auto centrati sul proprio repertorio standard e sulle musicalità incrostate e fisse. Poi, una sera d'inverno, si inizia a cantarne delle battute: e si scopre che sono belle, ordinate, pulite, musicali, profonde, corrette, chiare, eleganti e commoventi. Si scava nel testo, nelle parole, nei versi, nelle virgole, ci si trova un respiro che sa di anima e di azzurro, una profondità che fa salire il cuore leggero, alto alto, anche dopo una brutta giornata di lavoro. Si impara, così, con la leggerezza di una poesia dolce e cullata, con il senso profondo della frase e del ritmo della culla che prega una ninna nanna alla vita e che suona il suono di molti cuori uniti in preghiera. Quel brano debutta la mattina del 8 aprile 2005, quando a Roma veniva celebrato il funerale di Giovanni Paolo II: il Coro Vallecamonica era in pellegrinaggio a Loreto e in quella basilica, in quell'ora in cui tutto il mondo, la natura, le montagne, il sole, la terra erano attoniti nel dolore per questa grande scomparsa, abbiamo cantato "Preghiera della sera". Da allora fa parte del DNA del Coro Vallecamonica e da quel giorno abbiamo desiderato incontrare "quel" compositore e il "suo" Coro, capirne le sfumature, l'impostazione, il pulsare. Quell'incontro è avvenuto: sabato 26 maggio 2007 c'è stato l'incontro tra Cori nel quale abbiamo potuto sentire un canto diverso, dalle sonorità aperte e libere, dalle arie che profumano di Adriatico, ma anche dalle ascendenze dolomitiche temperate dalla gutturalità slava. Un canto aperto e libero, ricco di sfumature e toni pieni della sonorità veneto-trevigiana, nella quale le vocali assumono tutti i loro sette suoni (già, sette e non cinque, come dice la grammatica. Sette come le vollero donne e uomini d'Italia con i loro suoni regionali). Il concerto è stato ospitato nella Chiesa di S. Maria Assunta di Montecchio di Darfo: una bella Chiesa dall'impianto quattocentesco temperato e sviluppato nel tardo barocco del settecento, dalle linee semplici, ariose, pulite e soprattutto dalla grande capacità fonica. Insomma. una chiesa contenitore di voci e di canti. Qui le Voci del Bosco hanno potuto esprimere la bellezza del suono e la duttilità corporea della loro struttura musicale. Mai ingessata, anchilosata, schematica, ma sempre ariosa, pulita e libera, ricca di variazioni ritmiche espresse da coristi che cantano bene insieme, che non costruiscono "effettacci" sonori e non fanno il verso a nessuno (quanto sono brutti quei cori che fanno il verso ai Crodaioli!). Gianluca Valle li porta naturalmente dove devono andare, seguendo una linea di pensiero, una logica musicale quasi si trattasse di un'ascensione in montagna, del veleggiare libero sui mari tra Venezia e Spalato, del guardare di lontano guglie dolomitiche sapendone ogni segreto. La musicalità triveneta è diversa da quella del resto d'Italia: nel salmodiare in San Marco come nel cantare sotto le Tofane, nella liturgia Bizantina come nel cantare polifonico e lirico. C'è un suono diverso della voce che è frutto di suoni ancestrali, materni e paterni, di campi e rogge e fossati, di canali e pietraie del Tagliamento, ma anche suono educato a sentire il dolce tepore del sole tra i filari dell'uva e anche il suono allegro di grilli e cicale nelle estati del Montello. Le Voci del Bosco cantano molto bene: ma più di tutto, si ha la sensazione che questo coro "stia" molto bene. E che da questo stato personale di grazia si libera un canto leggero e forte, fatto di bei suoni concreti, profondi e lunghi, allegri e leggeri, da barcaioli e da montanari. Gianluca Valle ha saputo costruire uno strumento: come ogni "organo" storico, anche questo Coro è unico e bello, che sa ripetere i suoni di altri, ma soprattutto sa costruirne dei suoi. Questa forse è la lezione più bella che abbiamo ricevuto dai coristi del Coro "Voci del Bosco": un bosco nel quale Gianluca Valle ha saputo far risuonare tutte le fibre più profonde, del legno come del cuore.

CONCERTO DI PRIMAVERA 2007 di Marco Màiero E' davvero ispirata la storia corale del Voci del bosco che, tra le stagioni che si susseguono, cerca sempre le emozioni profonde e autentiche. Guida il coro in questa ricerca di stagioni serene, il maestro e amico Gianluca che, sensibile e attento, coglie e coltiva nuove poesie, come fiori appena sbocciati, percorrendo i sentieri della vita. Nascono così, in questo laboratorio dell'anima, i nuovi canti che fanno vibrare il cuore di ascolta e trovano eco nelle storie ispirate da altre terre, altri amori, altre stagioni. Mi sento vicino a voi perché percorriamo lo stesso cammino, perché raccontiamo per il piacere di condividere, perché speriamo tutti in nuove stagioni di pace. Se la serenità di tutto questo vi animerà stasera e sempre, saprete sempre più avvicinare la realtà al sogno e il tempo al senso d'infinito che rende belli gli accordi di un coro.

CONCERTO DI PRIMAVERA 2007 di Gabriele Valle Complimenti! Veramente un concerto con i "fiocchi". Non credevo che foste arrivati a questo buon punto. Siete migliorati tantissimo ed è veramente piacevole ascoltarvi. Bene i brani, bene l'esecuzione degli stessi, ottimo il programma e la sequenza dell'esecuzione… Ottimo tutto, insomma. Continuate così che siete sulla strada giusta. Un plauso al Maestro, alla sua bravura ed alla sua abnegazione. E' stato veramente all'altezza del compito. Ora vi manca solamente un auditorio degno delle vostre esecuzioni. La sala consigliare non basta più. Auguri per il futuro. Evviva il canto corale. Evviva le "Voci del Bosco".

10 ANNI DI CANTO ED AMICIZIA - RASSEGNA “VOX CORALIS” di Giovanni Mayer La prima delle due serate che il coro ha organizzato per il suo decimo anno di attività si è rivelata in tutta la piacevolezza a partire dalle condizioni meteorologiche. Una serata splendida, cielo terso, temperatura mite e il senso di cordialità e amicizia che ha coinvolto tutti dai coristi al pubblico intervenuto. […] Ha chiuso la serata il Coro Voci del Bosco di Giavera del Montello diretti da Gianluca Valle, è stata una meraviglia ascoltare le composizioni di Gianluca da cui traspare la profondità dei testi e la leggerezza della composizione musicale. Complimenti a Gianluca e al suo coro per l'interpretazione. […] Calorosamente il pubblico ha applaudito tutti gli interventi e le esibizioni. Una piacevole serata senza dubbio in attesa di quella di sabato 9 per la conclusione della VII edizione della Rassegna Vox Choralis. Grazie a tutti!

RASSEGNA “COL CANTO INSIEME” in occasione del 79° compleanno del M° Nello Milotti UMAGO – Una serata che tocca il cuore, che fa capire che le persone semplici sono speciali, immortali, quella di sabato sera, presso il Teatro cittadino di Umago. L’incontro corale “Con il canto e Milotti insieme” ha riempito il teatro di persone di tutte le età che non hanno voluto rendere omaggio al Maestro. Infatti, Nello Milotti, nato a Trieste l’11 novembre 1927 ha festeggiato il suo 79.mo compleanno ad Umago, accanto ad un suo ex alunno, un emozionantissimo Sergio Bernich, ed un teatro gremito. La serata è stata resa possibile grazie ai vari sponsor ma soprattutto grazie all’ Associazione corale “Vox Siparis” di Umago che ha messo corpo e anima nella realizzazione del Terzo incontro corale. Alla serata hanno partecipato il coro misto “Zora” di Karlovac ed il coro maschile “Voci del bosco” di Giàvera del Montello (Italia). Il coro “Zora” di Karlovac, 150 anni di tradizione e una cinquantina di elementi, è diretto da Irena Božicevic: ha eseguito cinque canzoni del repertorio conquistando il pubblico ma soprattutto il maestro Milotti che ha donato al coro di Karlovac 5 sue composizioni. Graditi ospiti gli amici di Giàvera del Montello, ovvero il coro maschile “Voci del bosco”, nato nel 2000 e composto da circa venti coristi; nel loro repertorio canzoni di timbro tradizionale strettamente legate ai suoni della natura. Al pubblico di Umago hanno regalato sei interpretazioni. Anche per loro il Maestro ha preparato un dono, cioè quattro composizioni, tra cui la “Fratellanza”, perché, dice il Maestro, solo questa può portare la pace fra gli uomini. La seconda parte della serata è stata un incontro tra il Maestro ed il suo pubblico, ma soprattutto col suo ex alunno e caro amico Sergio Bernich, direttore del "Vox Siparis". Il maestro Milotti è salito sul palco: il racconto della sua vita è stato sottolineato dal coro ha cantato alcune delle sue composizioni più riuscite. Su “Marš istarske brigade” ha detto scherzando: “Io avevo la fisarmonica invece della mitragliatrice, ma io sono uno degli unici tre che sono sopravvissuti del nostro battaglione e per coloro che non ce l’hanno fatta è nata “La fratellanza”. Dopo questa famosa composizione corale il coro ha eseguito “Ispod ucke male kuce“. Tatiana Šverko Fioranti al pianoforte e Cveto Kobal al flauto hanno eseguito uno Scherzo. Infatti il grande Maestro ha scritto diverse composizioni per orchestra e strumenti. In seguito il coro "Vox Siparis" ha eseguito "Salve Mysterium", ovvero una composizione nata per ringraziare Dio di avergli salvato la vita in un incidente. In seguito Tatiana Šverko Fioranti e Natalija Caburnic Pfeifer hanno eseguito un "Adagio ma non troppo per Duo concertante". L’esecuzione di "Perle di Ochrida" al flauto ed al pianoforte ha emozionato il pubblico. La serata si è conclusa con la composizione con la quale il maestro Nello Milotti si è laureato, ovvero “In vino veritas”. Nel coro che cantò per la prima volta questa canzone c’era anche l’alunno Bernich. Al momento del brindisi tutti gli ospiti e tutto il pubblico hanno cantato Buon Compleanno al Maestro. Nello Milotti ha ricevuto diversi doni tra cui un importante assegno della "Istarska Kreditna Banka" e riconoscimenti ma il regalo che lo ha commosso di più è stata una foto datata 1966 che ritrae il maestro con la sua classe di allora. Chi è stato sabato a teatro ha incontrato una persona simpatica, piena di verve, che a 79 anni è sempre pronto a saltare, scherzare, ballare e dirigere il coro con la forza e l'amore di sempre, un amore autentico, per la vita ma soprattutto per la musica perché, come dice il Maestro, solo la musica può ingentilire i cuori.